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Studio Legale
Avv.ti Carmine ed Anita Celentano

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Urbanistica. Vincolo cimiteriale. Inedificabilità ex lege.

TAR per la Campania, Napoli, III, 10.4.2018, n. 2311

Il vincolo cimiteriale determina una situazione di inedificabilità ex lege e integra una limitazione legale della proprietà a carattere assoluto, direttamente incidente sul valore del bene e non suscettibile di deroghe di fatto, tale da configurare in maniera obbiettiva e rispetto alla totalità dei soggetti il regime di appartenenza di una pluralità indifferenziata di immobili che si trovino in un particolare rapporto di vicinanza o contiguità con i suddetti beni pubblici (da ultimo Cass. civ., sez. I, 20 dicembre 2016, n. 26326)




Urbanistica. Sanzioni edilizie per abusi. Accertamento di conformità.

Consiglio di Stato, VI, 21.2.2018, n. 1063

Posto che la validità ovvero l’efficacia dell’ordine di demolizione non risultano compromesse dalla presentazione della istanza di accertamento di conformità ex art. 36 del menzionato d.P.R. n. 380 del 2001, l’istanza medesima comporta piuttosto un arresto dell’efficacia della misura ripristinatoria, che rimane soltanto sospesa, determinandosi uno stato di temporanea quiescenza dell’atto, all’evidente fine di evitare, nel caso di accoglimento della istanza (o, si può aggiungere, nel caso di accoglimento del ricorso contro il diniego di accertamento di conformità ex art. 36 cit.), la demolizione di un’opera che, pur realizzata in assenza o in difformità dal permesso di costruire, è conforme alla strumentazione urbanistica vigente : sicché qualora sia accolta la domanda di sanatoria (o se viene accolto, in sede giurisdizionale, il ricorso contro il “diniego ex art. 36”), l’ordine di demolizione decade per il venire meno del suo presupposto, vale a dire del carattere abusivo dell’opera realizzata, in ragione delle conformità dell’intervento, verificata in via amministrativa, o anche in sede giurisdizionale, alla disciplina urbanistico - edilizia vigente sia al momento della realizzazione dell’intervento e sia al momento della presentazione della domanda.




Diritti reali. Accessione. Costruzione su suolo comune.

Corte di Cassazione, SS.UU., 16.2.2018, n. 3873

La costruzione eseguita dal comproprietario sul suolo comune diviene per accessione, ai sensi dell'art. 934 c.c., di proprietà comune ai comproprietari del suolo, salvo contrario accordo, traslativo della proprietà del suolo o costitutivo di un diritto reale su di esso, che deve rivestire la forma scritta “ad substantiam”. II consenso alia costruzione manifestato dal comproprietario non costruttore, pur non essendo idoneo a costituire un diritto di superficie o altro diritto reale, gli preclude lo “ius tollendi”. Ove lo “ius tollendi” non sia o non possa essere esercitato, i comproprietari del suolo sono tenuti a rimborsare al comproprietario costruttore, in proporzione alle rispettive quote di proprietà, le spese sopportate per l'edificazione dell'opera.




Appalti. Anomalia dell'offerta e tabelle ministeriali.

Consiglio di Stato, sez. III, 15.1.2018, n. 188 

Il riferimento alle tabelle ministeriali assume il valore di espressione del costo del lavoro medio, ricostruito su basi statistiche, per cui esse non rappresentano un limite inderogabile per gli operatori economici partecipanti a procedure di affidamento di contratti pubblici, ma solo un parametro di valutazione della congruità dell’offerta, con la conseguenza che lo scostamento da esse, specie se di lieve entità, non legittima di per sé un giudizio di anomalia (giurisprudenza assolutamente consolidata di questo Consiglio di Stato, da ultimo ribadita da: III, 25 novembre 2016, n. 4989, 2 marzo 2015, n. 1020; IV, 29 febbraio 2016, n. 854; V, 24 luglio 2014, n. 3937). Nell’ambito di questo indirizzo giurisprudenziale si afferma quindi che gli scostamenti del costo del lavoro rispetto ai valori medi delle tabelle ministeriali possono essere ritenuti anomali se eccessivi e tali da compromettere l’affidabilità dell’offerta.




Obbligazione. Responsabilità per custodia. Onere della prova. 

Corte di Cassazione, sez. III, ord. del 9 maggio 2017, n. 1125

Laddove si assuma che un incidente sia stato ingenerato non da uno scontro tra veicoli ma dalle condizioni della strada stessa, o dalla presenza sulla stessa di materiali estranei idonei a costituire fonte di pericolo per gli utilizzatori di essa (nel caso di specie, la macchia d'olio) grava sul danneggiato l'onere di provare il nesso causale tra l'alterazione o la situazione di pericolo esistente sulla strada e il sinistro; raggiunta tale prova del nesso causale, è onere del custode, convenuto in giudizio per il risarcimento, dimostrare l'inidoneità in concreto della situazione a provocare l'incidente, o la colpa del danneggiato, od altri fatti idonei ad interrompere il nesso causale tra le condizioni del bene e il danno.




Diritti reali. Servitù di passaggio. Apparenza ed usucapione.

Corte di Cassazione, sez. II, 23.3.2017, n. 7563 

Il requisito dell'apparenza richiesto dall'art. 1061 c.c., ai fini dell'usucapione deve consistere nella presenza di opere permanenti, artificiali o naturali, obiettivamente destinate al suo esercizio, visibili in modo tale da escludere la clandestinità del possesso e da farne presumere la conoscenza da parte del proprietario del fondo servente. Le opere visibili permanenti devono avere avuto tale destinazione per tutto il tempo necessario ad usucapire. Non è quindi sufficiente, di per sé, l'esistenza di una strada o di un percorso idoneo allo scopo, poiché è necessario un "quid pluris" che dimostri la specifica destinazione di dare accesso attraverso il fondo preteso servente a quello preteso dominante, (Cass. Sez. II, Sentenza n. 15447 del 10/07/2007; Cass. Sez. II, Sentenza n. 13238 del 31/05/2010). La servitù di passaggio può, allora, considerarsi apparente, e quindi suscettibile di acquisto per usucapione, anche se esercitata attraverso un sentiero naturalmente formatosi per effetto del calpestio, soltanto se venga preventivamente accertata, in rapporto alle caratteristiche della complessiva situazione di fatto, la precisa struttura del sentiero, al fine di verificare se ne sia o meno visibile la strumentalità rispetto al bisogno del fondo da considerare dominante.




Pubblico impiego. Insegnanti e graduatorie ad esaurimento.

Corte di Cassazione, sez. IV, ord. del 27.11.2017, n. 28250 

La trasformazione delle graduatorie permanenti di cui all'art. 401 del d.lgs. n. 297 del 1994 in graduatorie ad esaurimento ex art. 1, comma 605, della l. n. 296 del 2006 non ha determinato l'abrogazione dell'art. 1, comma 1 bis, del d.l. n. 97 del 2004, conv. con modif. in l. n. 143 del 2004, laddove prevede che, a domanda, il docente cancellato possa essere reinserito nella graduatoria con il punteggio già maturato alla cancellazione; conseguentemente va disapplicato, perché contrastante con la legge, il d.m. n. 235 del 2014 nella parte in cui non consente il reinserimento dell'aspirante cancellato per l'omessa presentazione, in occasione delle operazioni di aggiornamento, della domanda di permanenza.




Diritto d'autore. Opera musicale e realizzazioni audiovisive.

Corte di Cassazione, sez. I, ord. del 12.12.2017, n. 29811 

La sincronizzazione di un’opera musicale integra un abbinamento della stessa ad immagini, attività che rientra nell’ambito delle facoltà esclusive dell’autore della composizione stessa, ai sensi dell’art 12, comma 2, l. n. 633 del 1941 e qualora effettuata in difetto di preventivo consenso, costituisce violazione anche degli artt. 18 e 61 della l. cit.




Obbligazioni. Buoni Postali Fruttiferi e calcolo degli interessi.

Corte di Cassazione, sez. I, ord. 31 luglio 2017, n. 19002

Nella disciplina dei buoni postali fruttiferi dettata dal testo unico approvato con il d.P.R. n. 156 del 1973, il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei titoli si forma sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti; ne deriva che il contrasto tra le condizioni, in riferimento al saggio degli interessi, apposte sul titolo e quelle stabilite dal d.m. che ne disponeva l'emissione deve essere risolto dando la prevalenza alle prime, essendo contrario alla funzione stessa dei buoni postali - destinati ad essere emessi in serie, per rispondere a richieste di un numero indeterminato di sottoscrittori - che le condizioni alle quali l'amministrazione postale si obbliga possano essere, sin da principio, diverse da quelle espressamente rese note al risparmiatore all'atto della sottoscrizione del buono.




Diritto degli stranieri. Il permesso di soggiorno per motivi di giustizia non è convertibile.

Consiglio di Stato, sez. III, 12 ottobre 2017, n. 4738

Il permesso di soggiorno per motivi di giustizia, su richiesta dell’Autorità giudiziaria, ex art. 11, comma 1, lett. c -bis) del D.P.R. 394 del 1999 non è convertibile in altra tipologia di permesso.
Detto permesso di soggiorno è concesso per la durata massima di tre mesi prorogabili per lo stesso periodo, nei casi in cui la presenza dello straniero sul territorio nazionale sia indispensabile in relazione a procedimenti penali in corso per uno dei reati di cui all’articolo 380 del codice di procedura penale, nonché per taluno dei delitti di cui all’articolo 3 della legge 20 febbraio 1958, n. 75.
La convertibilità del permesso di soggiorno per motivi di giustizia non è espressamente prevista dalla disposizione generale dell’art. 14 del D.P.R. 394 del 1999, che elenca i titoli di soggiorno convertibili, né tanto meno esiste alcun’altra disposizione normativa specifica che preveda la convertibilità del titolo di soggiorno in esame.
Ciò comporta che, non conoscendo l’ordinamento giuridico italiano alcun principio di generale convertibilità delle varie tipologie di titolo di soggiorno, per cui la convertibilità va considerata piuttosto quale eccezione alla regola, nei soli casi tassativamente previsti, il permesso di soggiorno per motivi di giustizia deve essere considerato non convertibile, in virtù del principio “ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit”.
Non va mai dimenticato, infatti, che, con il permesso di soggiorno per motivi di giustizia, l’interessato può soggiornare nel territorio nazionale a titolo precario, per un determinato fine e per un ristretto lasso di tempo, tant’è vero che la tipologia di permesso di soggiorno in commento è inserita dal legislatore tra i permessi di breve durata (art. 5, co. 2, D.L.vo 286/98). La non convertibilità si pone quindi anche come insuperabile conseguenza logica della natura eccezionale e della tipicità del fine perseguito dal titolo legittimante il soggiorno di cui è causa.




Famiglia. Disconoscimento di paternità.

Cassazione Civile, sez. I, 15.02.2017, n. 4020

È principio di diritto quello secondo cui, in tema di in tema di disconoscimento di paternità, sia imprescrittibile l'azione di disconoscimento medesima; tale regola trova fondamento nell'essenziale e rilevantissima importanza di accertare, sempre e comunque, la discendenza biologica e la connessa identità personale. L'interesse del figlio a esercitare tale azione deve essere vagliato e verificato al momento della nomina del curatore speciale per il figlio infraquattordicenne e non già nel seguente giudizio di merito.




Diritti reali. Proprietà. Comunione e solai.

Cassazione Civile, sez. I,  14.02.2017, n. 3893

In tema di in tema di proprietà condominiale,  il solaio collocato fra i piani sovrapposti di un edificio deve essere oggetto di comunione fra i rispettivi proprietari per la parte strutturale che, inclusa ai muri perimetrali, adempie alla doppia mansione di sostegno del piano superiore e di copertura di quello inferiore, a differenza degli spazi pieni o vuoti che accedono al soffitto od al pavimento sono esclusi dalla comunione esono utilizzabili rispettivamente da ciascun proprietario.




Diritti reali. Proprietà. Immissione e risarcimento danni.

Cassazione Civile, SS.UU., 1.02.2017, n. 2611

Nella lesione del diritto di proprietà, la mancanza di un danno biologico documentato non impedisce il risarcimento del danno non patrimoniale derivato da immissioni illecite, quando siano stati violati il diritto al normale svolgimento della vita familiare, all'interno della propria abitazione ed il diritto alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita quotidiane, che sono diritti costituzionalmente garantiti, nonchè tutelati dall'art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, la prova della cui lesoine può essere fornita pure con meccanismi presuntivi.




Concorsi. Personale docente.

Cassazione Civile, SS.UU., 13.09.2017, n. 21198

Per quanto concerne il personale docente della scuola, diversamente da quanto si verifica per i giudizi relativi al collocamento nelle graduatorie permanenti (oggi GAE) del personale docente della Scuola - che sono devoluti alla giurisdizione del giudice ordinario, a meno che in essi sia proposta in via diretta una domanda di annullamento di un atto amministrativo ‒ in caso di controversia in cui si discuta del mancato inserimento nelle graduatorie d'istituto (cui il Dirigente scolastico attinge per supplenze annuali o temporanee e per la copertura di posti divenuti disponibili dopo il 31 dicembre) laddove, come nella specie, il ricorrente abbia chiesto direttamente l'annullamento del decreto di pubblicazione delle graduatorie medesime di seconda e terza fascia(che comprendono rispettivamente, i docenti abilitati ma non iscritti nelle graduatorie a esaurimento e i docenti non abilitati in possesso del titolo di studio valido per l'accesso all'insegnamento), la giurisdizione non può che essere del giudice amministrativo, in quanto la domanda giudiziale riguarda direttamente il corretto esercizio del potere amministrativo e quindi presuppone una posizione soggettiva di interesse legittimo.




Famiglia. Divorzio. Assegno di mantenimento. 

Cassazione Civile, sez. I, 10.05.2017, n. 11504

l riconoscimento del diritto all'assegno divorzile postula che il giudice cui sia rivolta la corrispondente domanda accerti che l'istante sia privo di indipendenza o autosufficienza economica(desumibile - salvo altri rilevanti indici nelle singole fattispecie - dal possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari, dalle capacità e possibilità effettive di lavoro personale, dalla stabile disponibilità di una casa di abitazione), sicchè, solo ricorrendo tale condizione, potrà procedere alla relativa quantificazione avvalendosi di tutti i parametri indicati, dall'art. 5, comma 6, della l. n. 898 del 1970, come sostituito dall'art. 10 della l. n. 74 del 1987 (condizioni dei coniugi, ragioni della decisione, contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, reddito di entrambi, durata del matrimonio; 




Appalti. Bando di gara. Gratuità della prestazione.

Consiglio di Stato, sez. V, 3.10.2017, n. 4614

Anche a prescindere dal pagamento di un prezzo il professionista beneficerebbe comunque di un vantaggio (ed infatti altrimenti non si spiegherebbe la necessità di una procedura comparativa per le sponsorizzazioni della P.A.): “L’effetto, indiretto, di potenziale promozione esterna dell’appaltatore, come conseguenza della comunicazione al pubblico dell’esecuzione della prestazione professionale, appare costituire, nella struttura e nella funzione concreta del contratto pubblico, di cui qui si verte, una controprestazione contrattuale anche se a risultato aleatorio, in quanto l’eventuale mancato ritorno (positivo) di immagine (che è naturalmente collegato alla qualità dell’esecuzione della prestazione) non può dare luogo ad effetti risolutivi o risarcitori.”

Tutto ciò porta quindi il Giudice a concludere per la legittimità di un bando di gara in cui sia prevista la sola copertura dei costi, e non anche il pagamento di un prezzo.

Il contratto continua a rimane giustificato anche in questo caso, in quanto, sotto il profilo causale, il contraente privato ottiene comunque un proprio beneficio.




Urbanistica.  Danno da mancata tempestiva approvazione della variante.

TAR per la Campania, Salerno, sez. II, 17.07.2017, n. 1223

“...può ritenersi, in base ad un giudizio prognostico di tipo probabilistico, che il bene della vita auspicato dai ricorrenti, ossia il rilascio dell’autorizzazione richiesta, sarebbe stato da questi conseguito se il procedimento fosse stato condotto con modalità ordinarie e si fosse concluso in un termine ragionevole, e può dunque inferirsi che sia stata la condotta complessivamente tenuta dalla P.A. a precludere (definitivamente) il conseguimento del risultato utile perseguito e a determinare i danni lamentati, qualificandosi come antecedente causale necessario. Ciò rende conto, ad avviso del Collegio, della ricorrenza dell’elemento oggettivo della pretesa risarcitoria azionata col presente gravame in quanto, come detto, è ragionevole ritenere, come più sopra spiegato, che, ove non fosse intervenuto il ritardo nell’azione amministrativa, gli aventi diritto avrebbero conseguito l’autorizzazione richiesta.”.




Diritti degli stranieri. Cittadinanza

Cassazione Civile, sez. I, 17.05.2017, n. 12380

L'art. 4, comma 2, della l. n. 91 del 1992, che consente allo straniero nato in Italia e che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età di chiedere la cittadinanza italiana, va interpretato nel senso che occorre una residenza in Italia, da un lato, effettiva e non formale, e, dall'altro, non in violazione delle norme che regolano l'ingresso, la circolazione ed il soggiorno degli stranieri.




Diritto degli Stranieri. Protezione umanitaria diritto alla salute ed all'alimentazione.

Tribunale di Milano, sez. I, ordinanza del 31 marzo 2016

Appare inconfutabile che la compromissione del diritto alla salute e del diritto all’alimentazione comporta gravi situazioni di vulnerabilità giuridicamente rilevanti quanto al riconoscimento della protezione umanitaria, tenuto conto dell’esistenza -al riguardo di specifici obblighi costituzionali ed internazionali gravanti sullo Stato italiano. Si badi, infatti, che la salute e l’accesso all’alimentazione sono diritti inalienabili dell’individuo, appartenenti all’uomo in quanto tale, dal momento che derivano dall’affermazione del più universale diritto alla vita ed all’integrità fisica di cui rappresentano una delle declinazioni principali.


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